La giornata mondiale contro l’AIDS 2025 segna un bivio: proseguire nei progressi per debellare entro il 2030 una pandemia che ha causato milioni di morti o rischiare una drammatica retromarcia. Lo evidenziano tema e slogan scelti da UNAIDS per la giornata di quest’anno: “Superare le difficoltà, trasformare la lotta all’AIDS”.
UNAIDS, il programma ONU che coordina le politiche globali di risposta all’HIV/AIDS fa riferimento al drastico taglio degli aiuti internazionali operato dall’amministrazione USA, finora principale donatrice mondiale, verso tutti i programmi di cooperazione ma anche alla svolta oscurantista di regimi e governi sempre più illiberali.
“Nel 2025, una crisi finanziaria di portata storica minaccia di vanificare decenni di progressi –scrive UNAIDS- I servizi di prevenzione dell'HIV sono gravemente compromessi. I servizi gestiti dalla comunità, essenziali per raggiungere le popolazioni emarginate, stanno perdendo priorità, mentre l'aumento delle leggi punitive che criminalizzano le relazioni omosessuali, l'identità di genere e l'uso di droghe sta amplificando la crisi, rendendo inaccessibili i servizi per l'HIV”.
In occasione della WAD 2025 (World AIDS Day) pubblicato da UNAIDS il rapporto "Overcoming disruption", dedicato proprio all’impatto mondiale dei tagli voluti da Trump. Lo scenario rischia di essere catastrofico: l'assistenza sanitaria esterna si avvia a diminuire del 30-40% nel 2025 rispetto al 2023 –è la stima- causando un'interruzione immediata dei servizi sanitari nei paesi a basso e medio reddito. Il conseguente mancato raggiungimento degli obiettivi globali sull'HIV, previsti entro il 2030, potrebbe comportare nei prossimi cinque anni 3,3 milioni di nuove infezioni da HIV.
L’invito alla comunità internazionale è a reagire per colmare il divario finanziario e a sostenere con maggiore forza ONG e communities impegnate sul campo. Il rischio è annullare tutti i progressi fin qui compiuti, progressi che, dal 2010, hanno permesso di ridurre le nuove infezioni da HIV del 40% e i decessi correlati all’AIDS del 56%. Sia pure non ancora sufficienti –visto che nel 2024 le nuove infezioni sono state ancora 1,3 milioni- i progressi fatti rischiano di essere spazzati via proprio mentre si affacciano sulla scena “nuove rivoluzionarie opportunità di prevenzione –scrive UNAIDS- come il Lenacapavir a lunga durata, da assumere per via iniettiva due volte l’anno mentre sono allo studio compresse preventive mensili e formulazioni annuali di somministrazione della PrEP”.
La LILA non può che condividere l’appello di UNAIDS e della sua direttrice esecutiva Winnie Byanyima. Uno scatto in avanti è necessario anche da parte dell’Italia che deve mettere in campo più risorse per sostenere i necessari interventi di salute pubblica nel nostro paese ma anche per il supporto alla cooperazione internazionale: il diritto alla salute non può che essere universale e per tutti.
Lo scenario italiano, i dati del COA/ISS: troppe le diagnosi tardive, troppe sette nuove diagnosi al giorno
La situazione italiana, evidenziata dai dati del Centro Operativo AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità, appena pubblicati, delinea un quadro epidemico sotto controllo e, rispetto ad altre aree del mondo, buoni livelli di cura. Tuttavia, permangono criticità importanti sulle quali si fatica a intervenire e che stanno compromettendo il raggiungimento degli obiettivi di salute dell’Agenda ONU 2030 (SDGs) da parte del nostro paese.
In primo piano c’è sicuramente il fenomeno delle diagnosi tardive: anche nel 2024, ben il 60% di chi ha ricevuto una diagnosi di HIV è arrivato al test perché manifestava già sintomi e patologie correlati all’AIDS, il che accade quando il test viene eseguito ad anni di distanza dall’avvenuta infezione. La LILA denuncia, ormai da anni, la portata drammatica di questo fenomeno: non è accettabile che nel 2025 ci si continui ad ammalare per patologie correlate all’AIDS o, addirittura, a morirne, quando esistono terapie antiretrovirali in grado di fermare l’evolversi dell’infezione rendendo, peraltro, il virus non trasmissibile. Le terapie antiretrovirali, soprattutto se assunte tempestivamente, preservano e migliorano la condizione del sistema immunitario e riducono la presenza di virus nel sangue a livelli talmente bassi da renderne impossibile la trasmissione ai/alle proprie partner sessuali, anche qualora non si utilizzi il profilattico. E’ questa un’evidenza scientifica certificata da studi vasti e inequivocabili: U=U, Undetectable equals Untrasmittable, una conquista sia per la salute delle singole persone sia per la prevenzione e per la salute collettiva perché interrompe la trasmissione del virus.
Altro nodo riguarda il numero delle nuove diagnosi: il calo costante in atto dal 2012 era stato interrotto, nell’era post-CoVID, da un triennio di rialzi, tendenza che nel 2024 sembra essersi assestata intorno ai livelli dell’anno precedente. 2.379 i nuovi casi di HIV diagnosticati, che arriveranno a 2500 con i ritardi di notifica, un numero non elevato, vista anche la bassa incidenza (4 casi per 100mila residenti), ma che non fa prevedere una decrescita decisa. Si tratta, inoltre, di circa sette nuove infezioni segnalate al giorno che potrebbero essere evitate. Senza una svolta decisa, sarà difficile per l’Italia raggiungere alcuni dei più importanti obiettivi di salute indicati dall’ONU entro il 2030: zero nuove infezioni, zero decessi per AIDS, zero discriminazioni.
LILAReport 2025: prevenzione e diritti al palo
Diagnosi tardive e mancata decrescita delle infezioni segnalano un problema di fondo: una percezione del rischio errata e confusa in tutte le fasce d’età, comprese quelle adulte (la fascia degli over 50 è l’unica in cui aumentano percentualmente le diagnosi di HIV). Tale scenario è frutto della storica assenza di programmi di prevenzione e informazione efficaci, mirati, scientificamente corretti ma anche della scarso investimento nei servizi per la salute sessuale.
I dati che arrivano dai nostri servizi, che trovate riassunti nel nostro LILAReport 2025, ci segnalano che le persone, generalmente, non conoscono le vie di trasmissione del virus né le regole per un sesso più sicuro, non conoscono la PrEP, la profilassi Pre-Esposizione e la PeP, la Profilassi Post-Esposizione, mostrano una bassa propensione all’uso del profilattico e restano legate a sbagliate convinzioni su presunte categorie a rischio. Determinante resta anche lo stigma sociale e culturale che continua a gravare sull’HIV e sulle persone con HIV causando gravi discriminazioni e allontanando le persone dai servizi per la salute sessuale, compresi i servizi di testing istituzionali.
A rispondere a queste gravi lacune sono, da sempre e sempre più, i servizi gestiti da associazioni e communities come quelli della LILA veri e propri presidi di salute pubblica, quasi esclusivamente auto-finanziati nonostante tutte le agenzie internazionali (ONU, UNAIDS, OMS, ECDC ecc) raccomandino di sostenerne e rafforzarne l’azione.
Le iniziative LILA per il primo dicembre
Dal 28 novembre al 6 dicembre per nove giorni, otto sedi LILA si attivano nei propri territori con ben 26 iniziative di prevenzione, di testing e di solidarietà per ribadire i danni causati dallo stigma e i valori della solidarietà come premessa indispensabile per ogni seria politica di salute pubblica.
La LILA partecipa e sostiene con le altre community anche la campagna d’informazione “HIVup! Conosci, Previeni-Agisci”, iniziativa di sensibilizzazione rivolta alla popolazione generale sulla prevenzione dell’HIV, sull’opportunità di trattamento e l’accesso precoce alle terapie delle persone che vivono con HIV. Cerca la campagna hiv.up su Fb e Ig.
