Il prossimo giugno si terrà la riunione ad Alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla lotta all’AIDS. Il summit, sarà chiamato ad adottare la nuova “Strategia globale contro l’AIDS 2026-2031”, elaborata da UNAIDS e dai suoi 11 co-sponsor e approvata lo scorso marzo 2026. L'appuntamento si concluderà con una dichiarazione politica degli Stati Membri che unirà il mondo intero nello sforzo comune di porre fine all’epidemia entro il 2030. Restano, dunque, meno di cinque anni, per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Agenda ONU per uno Sviluppo Sostenibile (SDGs). L’orizzonte, nonostante le difficoltà dell’ultimo biennio, resta, infatti, quello di porre fine all’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il decennio e di consolidare tale risultato anche dopo il 2030.
La Strategia Globale contro l’AIDS 2026-2031, come già i documenti del 2016 e del 2020, si prefigge di fornire a tutti gli attori coinvolti nella risposta all’HIV/AIDS (governi, servizi sanitari e sociali, comunità medica e scientifica, communities, società civile, attivisti/e ecc) una guida per affrontare sfide e azioni efficaci al livello nazionale e internazionale, fornendo priorità e obiettivi misurabili e stime concrete sulle risorse necessarie.
Tre priorità, sei aree d’intervento e sedici obiettivi principali, con cinquanta sotto- obiettivi, costituiscono l’ossatura del documento che fissa nuovi target ma ripropone, anche, alcuni dei target già previsti per il 2025 perché, purtroppo, non sono stati raggiunti. Nell’analisi del contesto e delle motivazioni, UNAIDS, non tace, infatti, sulla complessità del quadro: “Il mondo è più che mai vicino a eliminare l’AIDS –scrive UNAIDS- ma i progressi sono a rischio a causa di crisi economiche, riduzioni dei finanziamenti, conflitti e crescenti disuguaglianze”. Ancora nel 2024, circa 9,2 milioni di persone con HIV su 40,8 milioni totali non ricevevano la terapia antiretrovirale, quasi una su quattro; il numero di chi ha contratto il virus ha superato, nello stesso anno, quota 1,3 milioni. Si tratta di cifre ben lontane dal target 2025 che prevedeva di abbassare il numero di nuove diagnosi a 370mila entro la fine dello scorso anno e di assicurare una terapia efficace al 95% delle persone con HIV. Male è andato anche l’obiettivo di ridurre le morti correlate all’AIDS: i decessi sarebbero dovuti calare a 250mila entro fine 2025 e invece nel 2024 erano ancora 630mila, ben oltre il doppio. Anche se difficilmente misurabili, non sembrano essere in linea nemmeno gli obiettivi legati al target 2030 “Zero discriminazioni”; l’ondata globale di oscurantismo e di politiche repressive della sessualità e della libertà sessuale, cui spesso si affiancano leggi volte a criminalizzare le persone con HIV, quelle LGBTQIA+, quelle che usano droghe, le persone detenute, migranti, sex workers, rischia, anzi, di peggiorare la situazione generale.
Disuguaglianze e stigma: Il cuore del problema
“Le disuguaglianze nella risposta all'HIV –scrive UNAIDS- rimangono evidenti e persistenti, ostacolando i progressi verso la fine dell'AIDS. Proprio le disuguaglianze sono la causa principale del mancato raggiungimento degli obiettivi 2020 e 2025 perché –prosegue il documento- alimentano lo stigma, la discriminazione e la criminalizzazione delle persone con HIV e quindi la loro vulnerabilità. La maggior parte delle persone che hanno contratto l’HIV in quest'ultimo decennio appartiene ai gruppi di popolazione chiave e vive in contesti vulnerabili, parliamo di ben il 62% delle nuove infezioni a livello globale.
Riporta, ancora, UNAIDS: il rischio di contrarre l'HIV è 26 volte superiore tra gli MSM (uomini che fanno sesso con altri uomini), 29 volte superiore tra le persone che fanno uso di droghe per via iniettiva, 30 volte superiore tra i/le sex workers e 13 volte superiore tra le persone transgender. Ogni settimana, circa 4.500 giovani donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni contraggono l'HIV. Nell'Africa subsahariana, cinque nuove infezioni su sei tra gli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni riguardano le ragazze. Le giovani donne hanno il doppio delle probabilità di vivere con l'HIV rispetto agli uomini. Infine, solo il 53% dei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni che vivono con l'HIV ha accesso al trattamento che salverebbe loro la vita.
Le responsabilità di questo stato di cose vanno ricercate, come si diceva, nell’opportunismo politico che lucra sullo stigma sociale verso i gruppi di popolazione più deboli, nell’incapacità dei governi di rimuovere i fattori sociali, economici e culturali che causano le disuguaglianze, nella scarsità di finanziamenti. Eppure il rispetto dei diritti umani e della dignità di tutte le persone è, non solo etico ma indispensabile dal punto di vista sanitario per sconfiggere l’AIDS così come altre epocali malattie che affliggono l’umanità.
Per questo, “La Strategia globale contro l'AIDS 2021-2026 –scrive UNAIDS- si concentra sulla riduzione delle disuguaglianze. Basandosi sui risultati storici della risposta all'HIV e riconoscendo le sfide e le opportunità più urgenti, questa Strategia riconosce la necessità di cambiamenti fondamentali affinché il mondo possa porre fine all'AIDS”.
Obiettivi generali
L’attuazione della Strategia 2026-2031, durante il quinquiennio, dovrebbe prevenire 3,3 milioni di nuove infezioni da HIV e 1,4 milioni di decessi per patologie correlate all’AIDS, grazie a servizi di prevenzione e trattamento liberi da stigma e discriminazioni. Rispetto ai dati del 2010, la riduzione di nuove infezioni e di decessi risulterebbe così del 90% in vent’anni.
Questo consentirebbe di raggiungere lo storico traguardo di porre fine all’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il 2030. Tale traguardo potrà poi essere mantenuto se, infezioni e decessi continueranno a scendere del 5% per ciascun anno successivo al 2030.
Naturalmente, tali obiettivi non sono e non possono essere solo target “numerici”; spiega UNAIDS come questa cruciale sfida sanitaria e civile possa essere vinta solo se alle persone con HIV saranno garantiti servizi efficaci, un pieno accesso alle cure, una vita sana e la rimozione di tutte le barriere e leggi che causano stigma e discriminazioni, allontanando le persone dai servizi. A tuttə va, inoltre, garantito un accesso pieno a tutti gli strumenti di prevenzione.
LE TRE PRIORITA’ STRATEGICHE
La “Strategia globale contro l’AIDS 2026-2031”elaborata da UNAIDS persegue le seguenti tre priorità:
1)Puntare al massimo su un accesso equo e paritario ai servizi e alle soluzioni per l'HIV; Combattere le disuguaglianze. Servizi centrati sulle persone
Passare da una strategia basata sugli interventi a una strategia basata sulle persone, superare le disuguaglianze, nel rispetto dei diritti umani di tutti e tutte: è il cuore del piano UNAIDS che richiede un’espansione di servizi per l’HIV, un miglioramento della loro qualità, piena accessibilità, sia che si tratti di persone che vivono con l’HIV sia che si tratti di persone che debbano poter prevenire il rischio di infezione. Tutte le opzioni preventive devono essere assicurate: PrEP, PpE, condom maschili e femminili, con particolare attenzione a gruppi chiave e popolazioni vulnerabili. Fondamentale per raggiungere tutte le persone che necessitino di trattamenti, di diagnosi, di Test o di prevenzione è garantire servizi e ambienti non stigmatizzanti, non discriminanti, che assicurino il pieno rispetto dei diritti umani e che contrastino la violenza di genere. Vanno, inoltre rimosse tutte le disuguaglianze che impediscano un equo accesso a innovazioni scientifiche e nuove tecnologie in materia di farmaci, test, vaccini ecc.
2)Abbattere le barriere che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi in materia di HIV
Leggi e ambienti criminalizzanti e stigmatizzanti favoriscono il diffondersi dell’infezione perché allontanano le persone dai servizi per la prevenzione, il test e il trattamento. Le popolazione-chiave coincidono quasi sempre con i gruppi di popolazione socialmente più marginalizzati e con persone vittime di esclusione sociale, con caratteristiche che variano a seconda delle aree e culture del mondo. Le discriminazioni e la criminalizzazione sono fattori che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi 2030 e, per questo, UNAIDS ne chiede la rimozione soprattutto a quegli stati e governi che adottano leggi punitive dell’omosessualità, del lavoro sessuale, della libertà femminile, dei consumatori di droga.
3) Fornire risposte all’HIV efficaci, guidate dai paesi, integrarle nei sistemi sanitari, di protezione e di risposta alle pandemie. Leadership e risorse economiche a communities e società civile.
UNAIDS richiede che tutti i paesi, anche quelli finora sostenuti da programmi di donazione e assistenza internazionale gestiti da organismi multilaterali, assumano in prima persona la guida della risposta all’HIV. L’indicazione è che i servizi per l’HIV siano integrati nei sistemi sanitari e sociali nazionali, finanziati in modo stabile e duraturo e orientati al pieno rispetto dei diritti umani. Per i paesi a basso e medio reddito, si passerebbe così da un sistema guidato dai donatori a un sistema gestito dai singoli stati in tutte le loro componenti, incluse società civile e communities. Tutti gli stati membri sono chiamati a mettere in atto azioni per la risposta all’HIV che siano incluse nella copertura sanitaria universale, nelle cure primarie, nel mondo del lavoro e dell’istruzione. L’indicazione è aumentare le risorse economiche disponibili diversificando le fonti (pubbliche, private, internazionali). Le communities sono in prima linea –ricorda UNAIDS- e devono essere messe pienamente in condizione di svolgere il loro ruolo cruciale. Tale capacità –denuncia UNAIDS- è compromessa da gravi carenze di finanziamenti, dalla riduzione dello spazio civico in molti paesi e dalla mancanza di pieno coinvolgimento e integrazione nelle risposte nazionali. La Strategia delinea azioni strategiche per fornire alle iniziative guidate dalle comunità e dai giovani le risorse e il supporto economico necessari per realizzare il loro ruolo e il loro potenziale come partner chiave nella risposta all'HIV.
I 16 PRINCIPALI OBIETTIVI
Gli obiettivi che UNAIDS ha elaborato per il 2031 mirano a:
- coinvolgere in questo impegno tutti i paesi del mondo,
- garantire continuità con le precedenti fasi della Strategia globale, in particolare laddove gli obiettivi del quinquennio 2021-2026 non siano stati raggiunti,
- semplificare la rendicontazione di quanto fatto riducendo il numero di obiettivi rispetto al piano precedente,
- integrare l’obiettivo di porre fine all’AIDS con altri obiettivi dell’Agenda ONU per uno Sviluppo Sostenibile (SDGs) in materia di salute (punto 3 dell’agenda), obiettivi quali: la salute materno - infantile (SSM), la salute sessuale e riproduttiva (SSR), la tubercolosi e altre malattie trasmissibili, le malattie non trasmissibili (MNT), il cancro cervicale e l'educazione.
Sintetizzando quanto già detto in precedenza, la situazione globale che UNAIDS si propone di raggiungere, in linea con gli SDGs 3.3, è la seguente:
- Ridurre le nuove infezioni da HIV del 90% rispetto al 2010 e continuare a diminuire del 5% all'anno dopo il 2030.
- Ridurre i decessi correlati all'AIDS del 90% rispetto al 2010.
- Garantire la sostenibilità della risposta all'HIV fino al 2030 e oltre
- Porre in trattamento 40 milioni di persone che vivono con l'HIV e assicurare loro la soppressione della carica virale.
- Assicurare accesso alla PrEP e alla prevenzione basata sui farmaci antiretrovirali a 20 milioni di persone, il tutto con un'assistenza priva di stigma e discriminazione.
Per il raggiungimento di questo traguardo il gruppo di lavoro globale di UNAIDS ha definito 16 principali azioni-obiettivi e 50 sotto - obiettivi attinenti sei aree di intervento.
Questi i 16 Top-target, divisi per aree di intervento
Area di intervento 1: Garantire trattamenti e cure per l'HIV disponibili, accessibili, accettabili e di qualità per le persone che vivono con l'HIV attraverso i seguenti obiettivi, non raggiunti nel 2025:
- Far sì che il 95% delle persone con HIV conosca il proprio stato sierologico
- Far si che il 95% di chi conosce il proprio stato sierologico riceva le terapie necessarie
- Far sì che il 95% di chi conosce il proprio stato raggiunga la soppressione della propria carica virale
Area di intervento 2: Ampliare le opzioni di prevenzione dell'HIV integrando interventi biomedici, strutturali e comportamentali attraverso il seguenti obiettivo:
- Far si che il 90% delle persone che necessitano di prevenzione abbia pieno accesso a opzioni quali: La PrEP, Profilassi Pre-Esposizione, la PEP, Profilassi Post Esposizione, Preservativi maschili e femminili e a programmi di Riduzione del Danno per un consumo più sicuro di sostanze. Tali programmi includono NSP (Needle Syringe Program, programma di distribuzione di Siringhe pulite monouso) e OAT (opioid agonist therapy, ossia Terapie con Agonisti degli Oppioidi)
Area di intervento 3: Porre fine allo stigma e alla discriminazioni e sostenere i diritti umani e l'uguaglianza di genere nella risposta all'HIV attraverso questi obiettivi:
- Ridurre sotto il 10% il numero di persone con HIV o di gruppi chiave costretti a vivere esperienze di stigma o discriminazione
- Ridurre sotto il 10% le esperienze di disuguaglianza o violenza di genere
- Portare sotto il 10% il numero di paesi con leggi punitive o criminalizzanti che causano una limitazione o un mancato accesso ai servizi.
Area di intervento 4: garantire la leadership delle communities in materia di risposta all’HIV attraverso i seguenti obiettivi:
- Affidare alle organizzazioni guidate dalle Communities (CLO, Community lead-organizations) almeno il 30% dei servizi di test, supporto e Trattamento
- Affidare alle CLO l’80% dei servizi di prevenzione
- Affidare alle CLO il 60% delle iniziative di inclusione e supporto sociale.
Area di intervento 5: integrare i servizi per l'HIV con l'assistenza sanitaria di base, e con altri settori dell’assistenza sanitaria attraverso questi obiettivi:
- Il 95% delle persone che riceve servizi di prevenzione o trattamento dell'HIV deve ricevere anche i necessari servizi di salute sessuale e riproduttiva (inclusi quelli per le infezioni sessualmente trasmissibili).
- Il 95% delle donne in gravidanza che vive con l'HIV e i loro neonati deve ricevere assistenza materna e neonatale integrata e completa con tutti i servizi, inclusi quelli per la prevenzione dell'HIV e dell'epatite B e per il trattamento della sifilide.
Area di intervento 6: garantire finanziamenti adeguati per risposte nazionali e globali all'HIV incentrate sulle persone attraverso questi obiettivi:
- Ridurre l’esborso personale (out‑of‑pocket) per le cure connesse all’HIV, in linea con i principi della copertura sanitaria universale, così da diminuire il peso economico sui pazienti.
- Aumentare la quota di spesa sanitaria pubblica destinata alla risposta all’HIV, rafforzando la sostenibilità dei programmi nazionali.
- Mobilitare 21,9 miliardi di dollari per investimenti nei Paesi a basso e medio reddito, al fine di sostenere prevenzione, diagnosi e trattamento.
- Garantire a tutti i Paesi un accesso equo ai prezzi per diagnostica e terapie, riducendo le disuguaglianze e migliorando la disponibilità dei servizi essenziali.
ALCUNI SOTTO-OBIETTIVI
Riportiamo di seguito alcuni sotto-obiettivi che possono essere di maggiore interesse per le nostre politiche nazionali e che possono indicare la direzione giusta per superare le principali criticità.
Sotto-obiettivi attinenti le aree 1, 2 e 3
- Il 95% delle persone cui è stata diagnosticata di recente l'infezione da HIV e le persone che riprendono la terapia antiretrovirale (ART) devono poter essere sottoposte a screening per la malattia da HIV in stadio avanzato (AHD), misurata tramite la conta dei linfociti CD4 o la stadiazione secondo i criteri dell'OMS, quando la conta dei CD4 non è disponibile.
- L'80% delle persone con HIV deve poter riceve anche lo screening per ipertensione e diabete.
- Il 90% delle persone con HIV in cura deve ricevere uno screening per la depressione.
- Il 90% degli uomini gay e degli altri uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e dei lavoratori del sesso viene sottoposto a screening per la sifilide.
- Il 90% delle persone con HIV dovrebbe ricevere un test per l'epatite C
- Il 90% delle persone che vive con epatite B deve ricevere una diagnosi.
Numerosi i sotto-obiettivi dell’area 4 che riguarda stigma e discriminazioni:
- Portare sotto il 10% le persone appartenenti alle popolazioni chiave costrette a subire stigma e discriminazione
- Ridurre sotto il 10% le persone con HIV appartenenti a popolazione chiave, escluse dai servizi di tutela legale.
- Ridurre sotto il 10% il numero di paesi che criminalizza il lavoro sessuale, il possesso di piccole quantità di droga, i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso e, ancora, la trasmissione dell'HIV, o la mancata comunicazione del proprio stato sierologico.
- Ridurre sotto il 10% il numero dei paesi che non dispone di meccanismi che consentano alle persone che vivono con l'HIV e alle persone appartenenti a popolazioni chiave di segnalare abusi, discriminazioni e di chiedere un risarcimento.
- Far scendere sotto il 10% le persone delle popolazioni chiave che subiscono molestie, arresti, detenzioni o incarcerazioni nell'ultimo anno a livello individuale.
- Far scendere sotto il 10% la percentuale di popolazione generale che evidenzia a atteggiamenti discriminatori nei confronti delle persone che vivono con l'HIV.
- Far si che gli operatori sanitari che dichiarino atteggiamenti negativi nei confronti delle popolazioni chiave scendano sotto il 10%. Stesso sotto-obiettivo è previsto per gli appartenenti delle forze dell’ordine.
Molto precisi sono anche i sotto-obiettivi volti ad assicurare la leadership delle communities nella risposta all’HIV
- Il 60% dei programmi che supportano il raggiungimento dell’inclusione sociale deve essere erogato da organizzazioni guidate dalla comunità, comprese le organizzazioni guidate da popolazioni chiave e da donne.
- Il 90% dei paesi deve rimuovere le barriere normative per le organizzazioni guidate dalla comunità che si occupano di HIV (registrazione, ammissibilità, ecc.).
- Il 90% dei paesi deve integrare i dati di monitoraggio delle organizzazioni guidate dalla comunità nei processi decisionali nazionali per rafforzare la responsabilità nei programmi contro l'HIV e la tubercolosi.
Per quanto riguarda l’area 6 sulle risorse ci limitiamo a riportare il seguente sotto-obiettivo:
- I Paesi devono rendere conto delle risorse assegnate alle organizzazioni guidate dalla comunità e ad altre organizzazioni della società civile affinché le stesse possano assicurare: programmi di inclusione sociale, monitoraggio, servizi di prevenzione, test e supporto per il trattamento e la cura dell'HIV.
