Dal 18 al 25 maggio 2026 torna la European Testing week, la settimana europea dei test per HIV, epatiti virali e infezioni sessualmente trasmissibili. Fai i tuoi test con la LILA! 

European Testing Week 2026 ENG springLa prima ETW, European Testing week del 2026 è in arrivo: dal 18 al 25 maggio, in tutta Europa centinaia di servizi sanitari pubblici e privati, di associazioni, di communities uniranno i loro sforzi per moltiplicare l’offerta di test e per promuovere la consapevolezza dei benefici di una diagnosi precoce dell’HIV, delle epatiti virali e di altre IST, Infezioni Sessualmente Trasmissibili. La Settimana Europea dei test, promossa due volte l’anno da “EuroTEST Iniziative”, coinvolge, dal 2013, oltre cinquanta paesi della regione Europea dell’OMS. 

“Test, Treat, Prevent”, Testare, Trattare, Prevenire, è lo slogan che riassume il senso di questa iniziativa, che rappresenta una delle più importanti mobilitazioni di salute pubblica al mondo.

Sapere per tempo se si è positivi a questi virus può davvero salvarci la vita, salvaguardando nel contempo anche la salute degli altri e delle altre. E’ bene sapere, infatti, che queste infezioni possono essere curate o trattate con successo, soprattutto se la diagnosi avviene tempestivamente. Al contrario, una mancata diagnosi o una diagnosi tardiva può causare gravi problemi alla nostra salute. Ancora oggi tutte queste infezioni presentano quote allarmanti di sommerso, ossia di persone che per anni rimangono non consapevoli del proprio stato. Come indicato dalle strategie UNAIDS, il contrasto al sommerso è invece fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 (SDGs) che prevedono, per quanto attiene la salute, la sconfitta di alcune epocali patologie come, appunto, quelle da HIV, Epatiti virali e IST. Oggi l’HIV può essere trattato con grande efficacia bloccando il decorso dell’infezione e rendendo il virus non trasmissibile (U=U), il che offre benefici enormi alla salute dei singoli e della collettività.

Per quanto riguarda le epatiti virali -prima causa di cirrosi e cancro epatico se non trattate- ricordiamo che l’HCV può essere guarita completamente mentre l’HBV può essere controllata con i farmaci e prevenuta con un vaccino.

Anche per le IST esistono vaccini, strategie di prevenzione ma anche cure e trattamenti di cui è importante essere informati/e per non incorrere in serie conseguenze.

La LILA offre da anni servizi di test rapidi presso le proprie sedi o sui territori. A tutte le persone che si rivolgono a noi, sono offerti colloqui di counselling e materiale informativo, cosa che rende ogni incontro anche una preziosa occasione di informazione, sostegno e prevenzione. Lo stile non giudicante, la presenza di operatori pari, la garanzia di anonimato e riservatezza, il counselling, fanno sì che un numero sempre crescente di persone ricorra ai nostri servizi per eseguire un test, il che permette di raggiungere anche chi non si rivolgerebbe ai servizi tradizionali.

Durante tutta la settimana europea dei test, le sedi di Bari, Cagliari, Como, Firenze, Livorno, Milano, Torino e Trento rafforzeranno il loro impegno offrendo test rapidi, anonimi e gratuiti, per HIV, epatite C (HCV), sifilide e, in alcune città, anche per epatite B (HBV) per un totale di 24 date e 84 ore di impegno volontario. In caso di esito reattivo le persone saranno sostenute e accompagnate nell’accesso ai centri clinici pubblici per gli eventuali esami di conferma, per la presa in carico e per l’accesso alle terapie. Qui tutti i luoghi e gli orari per fare i test con noi.

TEMI E DATI

Come si accennava, il contrasto al sommerso è considerato un’azione cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di salute (3.3) previsti dall’Agenda ONU 2030 per uno sviluppo sostenibile. Un rapporto ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), appena pubblicato, evidenzia, tuttavia, come, i paesi UE/SEE, ossia i ventisette stati dell’Unione Europea più i tre paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), pur avendo potenzialità economiche decisamente superiori ad altre aree del mondo, non siano affatto nella traiettoria giusta per il raggiungimento dei target 2030 per quanto riguarda HIV, Tubercolosi, epatiti e IST. I dati ci dicono che queste infezioni cubano oltre 500mila segnalazioni complessive annuali causando, nell’area in questione, 59mila morti l’anno. Tali decessi sono dovuti per il 90% alle epatiti B e C ma le IST sono in aumento verticale mentre calano le morti correlate alla Tubercolosi e all’AIDS, così come e infezioni da HIV ma non come dovrebbero

Ai Paesi membri ECDC raccomanda dunque di concentrarsi su tre azioni prioritarie per accelerare il raggiungimento degli obiettivi 2030: ampliare gli interventi di prevenzione mirati, potenziare e rendere più efficaci i servizi di testing e trattamento, migliorare la disponibilità di dati di sorveglianza e monitoraggio di alta qualità per tracciare meglio i progressi e orientare le azioni di sanità pubblica.  

Oltre alla prevenzione, dunque, per sconfiggere pandemie e patologie che pesano sullo sviluppo e sui diritti dei popoli, è fondamentale rendere accessibili tutti gli strumenti di diagnosi e screening disponibili e abbattere tutte le barriere che impediscono alle persone di avere diagnosi accurate e precoci. Scarsa disponibilità di servizi, fattori economici, mancanza di privacy o anonimato, atteggiamenti stigmatizzanti presenti nei presidi sanitari istituzionali, mancanza di traduttori e mediatori culturali, richiesta di documenti, orari scomodi: sono solo alcune delle barriere che impediscono alle persone di accedere ai servizi di diagnosi.

Per questo la LILA, in piena sintonia con UNAIDS, chiede da sempre che tali barriere siano rimosse e che l’offerta di test sia aumentata e differenziata nelle sue modalità, anche sostenendo l’offerta di test rapidi da parte di servizi non sanitari come quelli offerti, appunto dalle communities. In particolare, i servizi di Testing offerti dalla LILA operano secondo il modello CBVCT, ossia Community-Based Voluntary Counselling and Testing del protocollo europeo COBATEST promosso dall'UE. Secondo tale modello, vengono proposti test rapidi in ambienti friendly, non sanitari, vicini al target, con colloqui di counselling, garanzia dell’anonimato e raccordo con i servizi pubblici. Questo tipo di servizio è raccomandato da tutte le organizzazioni internazionali essendo quello più in grado di raggiungere persone e gruppi di popolazione meno propensi a rivolgersi ai servizi tradizionali.

HIV

Il rapporto ECDC segnala che nell’area UE/SEE vivono circa 800mila persone con HIV. Questo virus, come si diceva, può essere controllato con diverse combinazioni di farmaci antiretrovirali (ART). La loro regolare e costante assunzione permette di ridurre la carica virale, ossia la quantità di virus nel sangue, a livelli talmente bassi da rendere il virus non più trasmissibile ai/alle partner, anche in caso di rapporti sessuali non protetti dal profilattico. Le terapie ART, inoltre, sono talmente efficaci da bloccare la progressione dell’infezione rendendo la qualità della vita e le aspettative di vita delle persone con HIV molto simili a quelle della popolazione generale. Conoscere per tempo il proprio stato sierologico è dunque fondamentale per tutelare la salute dei singoli ma anche quella della collettività, poiché il virus, laddove non sia più rilevabile, non è nemmeno trasmissibile. Grazie alle terapie, in sostanza, si interrompono i processi di trasmissione dell’HIV tra le persone. Questa evidenza scientifica, supportata da studi pluriennali solidissimi, è conosciuta e riassunta dalla formula U=U, ossia Undetectable equals Untrasmittable. I farmaci per l’HIV sono inoltre oggi ben tollerati e di facile assunzione; dal luglio 2022  esiste anche una formula di ART Long Acting, erogabile tramite un iniezione ogni due mesi e sostitutiva dell’assunzione orale giornaliera.

Tra gli obiettivi UNAIDS per il 2030 (dovevano essere raggiunti nel 2025) c’è il cosiddetto: “95-95-95 , obiettivo che prevede, entro la fine del decennio, di rendere consapevoli del proprio stato sierologico il 95% delle persone con HIV, di assicurare al 95% di loro una terapia antiretrovirale e di portare il 95% di chi è in terapia alla soppressione virologica.

Le PLWHIV (persone che vivono con l’HIV) nel nostro paese sono, secondo le ultime stime, circa 160mila secondo i dati COA-ISS (Centro operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità) ma tra loro si stimano almeno 27mila persone ancora viremiche. In gran parte si tratta proprio di persone non consapevoli del proprio stato sierologico, il che “spiega”, anche, il fenomeno delle diagnosi tardive: tra le nuove diagnosi che si registrano ogni anno, il 60% riguarda late presenter, ossia persone che arrivano tardissimo alla diagnosi, quando, cioè, si è già in AIDS o alle soglie di questa condizione. Si tratta di una quota di diagnosi tardive tra le più alte d’Europa. Le ripercussioni per la salute personale e pubblica sono gravi e non accettabili alla luce delle opportunità terapeutiche che possono essere messe in campo. Per questo è così importante migliorare e aumentare l’offerta di test.

IST

Le altre IST, in particolare Sifilide, Clamidia e Gonorrea, sono in fortissimo e costante aumento in tutta Europa. ECDC denuncia, però, gravi lacune nei sistemi di sorveglianza e raccolta dati da parte dei paesi membri evitando di fornire stime complessive. Tuttavia, sono disponibili i dati del sistema di sorveglianza italiano elaborati dal COA-ISS. L’ultimo rapporto riguarda il 2023 e segnala un aumento complessivo di infezioni del 16,1% in soli due anni. 

Epatiti virali

Sempre secondo i dati ECDC, in Europa vivono circa 5 milioni di persone con epatite cronica B o C, in particolare: 3,2 milioni con HBV e 1,8 milioni con HCV ma oltre il 60% delle persone con queste infezioni non è consapevole di averle. Per questo, un numero altissimo di persone con HBV o HCV non accede alle terapie e alle cure appropriate (meno del 35-38%) esponendosi al rischio di cirrosi epatica o cancro al fegato. Il numero di decessi causati dalle epatiti virali in Europa è del resto molto elevato: circa 50mila l’anno di cui 15mila per epatite B e 35mila per epatite C. Eppure, con le cure esistenti l’epatite C può essere completamente guarita mentre l’epatite B può essere efficacemente controllata. Gli obiettivi 2030 per porre fine alle epatiti virali come minaccia per la salute pubblica richiedono che vengano diagnosticate almeno il 90% delle infezioni, che siano garantiti i trattamenti disponibili almeno all’80% dei pazienti eleggibili e che la mortalità associata sia ridotta almeno del 65%.

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