In questa intervista, Leonardo Fiorentini, Segretario Nazionale di Forum Droghe e Direttore di Fuori Luogo, ha commentato lo scenario che emerge dal Libro Bianco sulle droghe 2025 ma ha anche parlato della Contro conferenza promossa per novembre a Roma da associazioni e realtà della società civile, impegnate da anni negli interventi sulle droghe. L’appuntamento si terrà in concomitanza con la conferenza governativa che ha escluso la partecipazione delle realtà non allineate alle politiche di pesante proibizionismo messe in atto dal governo Meloni.
Leonardo Fiorentini, questa sedicesima edizione del libro bianco è intitolata “Non mollare”. Perché?
Perché i dati che ci arrivano ogni anno per il libro bianco ci dicono che le politiche proibizioniste non solo non servono a risolvere i problemi delle persone che possono manifestare un uso problematico delle sostanze ma, anzi, li aggravano con un intervento penale, ormai, abnorme. Basti pensare che nell’ultimo anno in esame, il 2024 abbiamo registrato il record di persone detenute dichiarate tossicodipendenti. In sostanza, la legge italiana somma ai disagi, ai problemi, alla marginalità che colpiscono le persone che usano sostanze, peraltro non sempre, un appesantimento della loro condizione dal punto di vista penale che sia il carcere o che siano le misure alternative. Nel nostro paese assistiamo, cioè, a un continuo allargamento della sfera penale in materia. Oltre alle 62mila persone detenute in carcere, ne abbiamo ben 90mila che, tra misure alternative o messa in prova, sono sottoposte a misure di controllo penale. “Non mollare” cita il titolo della prima rivista antifascista pubblicata durante il regime dai fratelli Rosselli, ecco: a questo stato di caso non intendiamo arrenderci e, appunto, non intendiamo mollare.
L’approccio proibizionista alle politiche sulle droghe non è certo una novità in questo paese. Ritenete che questo governo stia peggiorando la situazione?
Si, e non solo perché continua a propinarci una narrazione, quella si tossica, rispetto all’uso delle sostanze ma, soprattutto, sta promuovendo politiche ancora più stigmatizzanti e oppressive, basti pensare alla serie di Decreti messi in campo, dal Decreto Rave a quello Caivano a quello Sicurezza, che vorrebbero risolvere tutto all’insegna della punibilità e di un no alla droga tutto ideologico ma che, nei fatti, peggiora la situazione delle nostre strade e delle nostre piazze. Per questo serve una riforma delle politiche sulle droghe a partire dalle leggi in vigore e serve avviare sperimentazioni di uso legale delle sostanze a partire dalla cannabis. Purtroppo invece il governo va nel senso assolutamente opposto.
A novembre si terrà una contro- conferenza sulle droghe in concomitanza con quella governativa. Che appuntamento sarà?
Sarà un appuntamento molto importante. La conferenza governativa sulle droghe che il sottosegretario Mantovano ha organizzato all’Eur a Roma non è stata preceduta da alcun confronto con la società civile e con chi si occupa ogni giorno da anni, di droghe e politiche sulle droghe. E’ contrassegnata, inoltre, da censure insensate sugli argomenti da trattare, a partire dalla Riduzione del Danno, concetto bandito anche dalla relazione del governo sulle droghe appena presentata al Parlamento, secondo modalità degne dei vari regimi che nel mondo praticano la censura. A fronte di questo, abbiamo deciso di organizzare dal basso, in contemporanea, una contro- conferenza in cui discutere delle reali alternative a questa politica. Vogliamo confrontarsi su proposte basate sul rispetto delle vite umane, sul rispetto delle persone che usano sostanze e delle evidenze scientifiche; discuteremo di modelli di Riduzione del Danno in grado di limitare il più possibile i problemi derivanti dall’uso di droghe, senza aggravarli con misure che si rivelano avere un pesante impatto negativo sulla vita di migliaia di cittadini italiani; è esattamente quello che invece accade con questa legge a partire dall’articolo 75 che punisce migliaia di consumatori o che prevede il carcere anche per il piccolo spaccio.
