
Garantire a tutte le popolazioni del globo un accesso equo e rapido a vaccini e farmaci anti-COVID è necessario e urgente se si vuole sconfiggere la pandemia. Il diritto alla salute di tutte e tutti non può essere subordinato a nessuna logica di profitto e non solo per motivi etici e politici, ma anche scientifici: se il virus SARS-COV2 continuerà a circolare indisturbato e a produrre varianti, nessuno sarà mai al sicuro. Per garantire un accesso universale alle cure sono necessarie scelte coordinate e iniziative che limitino l’assoluto controllo detenuto dalle case farmaceutiche su produzione, distribuzione e costo dei trattamenti. L’Iniziativa dei cittadini Europei (ICE): “Diritto alla cura – nessun profitto sulla pandemia”, può essere uno strumento importantissimo per raggiungere questi obiettivi e noi ti invitiamo a sostenerla con una firma. Non si tratta di una semplice petizione ma di un’iniziativa formale che potrebbe davvero cambiare le cose.
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Grazie alle terapie antiretrovirali (ART), per le persone con HIV che vivono nei paesi a welfare avanzato si vanno aprendo prospettive di vita a lungo termine con standard sempre più vicini a quelli della popolazione generale. Alcune stime prevedono che il 70% delle persone HIV positive nel 2030 avrà più di cinquant’anni. Sta dunque crescendo rapidamente la prima generazione anziana con l’HIV. Ma questi anni di vita guadagnati saranno o meno anni in buona salute? Come affrontare le nuove sfide cliniche, mediche e socio-sanitarie poste dall’invecchiamento delle PLHIV? A queste domande ha tentato di dare una prima risposta il “1st geriatric HIV medicine summit” svoltosi a Roma lo scorso febbraio. In questo speciale vi diamo conto dei principali temi emersi e del nuovo scenario che si va delineando. Ci aiutano in questo percorso le interviste a tre autorevoli medici e studiosi italiani: Andrea Antinori, Antonio Di Biagio e Giovanni Guaraldi.
