L’amministrazione TRUMP distrugge decenni di aiuti allo sviluppo e di assistenza alla salute globale. A rischio tutti gli obiettivi ONU 2030, anche su HIV/AIDS. Attacco alla scienza e ai diritti.

Trump ridottoE’ una bufera globale devastante e dagli effetti catastrofici quella scatenata dall’amministrazione USA di Donald Trump contro la cooperazione internazionale, la ricerca, la scienza, i diritti umani, a partire da quello alla salute. A esserne sconvolto l’intero quadro degli aiuti internazionali verso i paesi più poveri,incluse molte agenzie e programmi ONU (compresi OMS, UNICEF, UNAIDS) ma anche la ricerca sanitaria, scientifica, sociale.

In ottemperanza di una visione oscurantista e ideologica della società e in ossequio alla politica di drastici tagli alla spesa pubblica, il neopresidente americano sta colpendo indiscriminatamente, una dietro l’altra, istituzioni che da decenni sono considerate fari mondiali della solidarietà, della scienza, della salute globale e dello sviluppo e ne sta licenziando quadri e dipendenti con una dispersione, forse irreversibile, di professionalità e radicamento sociale. Tra le agenzie USA colpite CDC (Centers for Disease Control and Prevention), NHS (National Institutes of Health) ma, soprattutto, USAID, la United States Agency for International Development;

la più grande istituzione al mondo per lo sviluppo internazionale, opera dal 1961 in ben 130 paesi a basso e medio reddito ed è fornitrice del 42% degli aiuti umanitari mondiali. Contro questa agenzia, la scure di Trump si è abbattuta con particolare accanimento: tramite l’ordine esecutivo del 20 gennaio 2025,  denominato "Rivalutazione e riallineamento degli aiuti esteri degli Stati Uniti", l’amministrazione ha disposto il blocco per novanta giorni di tutti gli aiuti esteri, in attesa di ulteriori valutazioni, volte ad allineare gli aiuti umanitari alla nuova politica estera USA.

Gran parte dei circa diecimila dipendenti di USAID, negli Stati Uniti e all’estero, è stata licenziata o posta in congedo amministrativo a tempo indeterminato mentre il 92% dei fondi dell’Ente, circa 60 miliardi di dollari, è stato azzerato. Tagli e licenziamenti sono stati oggetto di diversi stop da parte delle istituzioni giuridiche americane. La Corte Suprema ha addirittura imposto di riprendere l’erogazione di ben due miliardi di finanziamenti per progetti già in essere, confermando la decisione di un giudice federale sul ricorso di decine di ONG.

Lo scorso 10 marzo, tuttavia, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato il taglio dell’82% dei programmi pari a circa 5.200 contratti e i licenziamenti dei funzionari. L’intero sistema degli aiuti e il funzionamento delle agenzie sono bloccati o in tilt e non è possibile prevedere cosa accadrà in futuro.

Architetto della distruzione della spesa pubblica USA e del sistema di solidarietà internazionale è l’uomo più ricco del mondo, l’oligarca Elon Musk, padrone dello spazio e delle telecomunicazioni, cui Trump ha affidato il DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Quest’uomo, dall’immenso potere e dalle immense ricchezze, reputa evidentemente indispensabile, per la salvezza dell’America, devastare la vita di centinaia di milioni di persone nei luoghi più vulnerabili della terra. 

In questo articolo, Borja Santos Porras, Vice Preside e Professore di Pratica – IE School of Politics, Economics and Global Affairs, IE University, spiega come i tagli stravolgeranno le vite di milioni di persone in tutto il pianeta provocando crisi umanitarie e insicurezza alimentare, crisi economiche e occupazionali dovute alla chiusura di centinaia di migliaia di realtà produttive cresciute grazie al microcredito, crisi sanitarie dovute all’interruzione di programmi vaccinali, di cura e di prevenzione, cruciali per il contenimento di malattie e infezioni come HIV, Tubercolosi, Malaria. Per l’HIV, in particolare, come si legge più avanti, è stata annunciata prima la sospensione e poi il forte ridimensionamento dello storico PEPFAR (President's Emergency Plan for AIDS Relief) che fa capo proprio a USAID, mentre si addensano pesanti incognite sull’ottava sessione di rifinanziamento del Fondo Globale Internazionale, di cui gli USA sono i maggiori finanziatori.

Con la chiusura di USAID Saranno sospesi anche i programmi di soccorso internazionale che si attivano in caso di catastrofi o calamità naturali, quelli per l’uguaglianza di genere, per l’educazione e l’accesso all’istruzione di donne e ragazze, per l’inclusione delle comunità emarginate provocando, secondo Santos Porras, un arretramento nelle lotte per la democrazia e il rispetto dei diritti umani nei paesi in cui la società civile affronta crescenti minacce.

La bufera Trump come si accennava all’inizio, non si ferma però alla solidarietà e alla cooperazione internazionale intervenendo anche contro la libertà di ricerca scientifica, contro programmi fondamentali di salute pubblica e di contrasto al cambiamento climatico. In omaggio all'ideologia "MAGA” (Make America Great Again), che nega con violenza ogni diversità di genere se non quella maschile/femminile, l’amministrazione USA ha ordinato alle agenzie pubbliche il ritiro di articoli scientifici ancora da pubblicare per assicurarsi che siano eliminati termini come “transgender”, “LGBT” e “non binario” disponendo che nessuna agenzia statale o beneficiaria di convenzioni pubbliche, utilizzi più queste categorie nelle proprie ricerche, sui siti web, nelle pubblicazioni scientifiche. Da giorni ormai, dai siti dei CDC, Centers for Disease Control and Prevention, finora faro mondiale della ricerca scientifica e socio-sanitaria, sono scomparsi così tutti i riferimenti di genere che non siano maschile o femminile; la possibilità di raccogliere dati fondamentali per la salute pubblica, che includa ogni gruppo di popolazione è stata così eliminata. Cancellate dal sito anche le pagine e i contenuti volti a fornire preziose informazioni sulla salute e la prevenzione delle persone transgender e LGBTQ+, comprese quelle su HIV e su Mpox.

Contro tagli e vincoli alla ricerca stanno protestando le maggiori pubblicazioni scientifiche del mondo, espressione della comunità scientifica globale, dall’inglese Lancet (qui la versione in Italiana dell’editoriale dello scorso febbraio pubblicato da Scienza in rete), al British Medical Journal a Science e Nature, a JIAS, Journal of the International AIDS Society, che ha pubblicato una ricerca sugli effetti che potrà provocare nel mondo la sospensione del PEPFAR . JIAS ha inoltre pubblicato una dichiarazione di risposta agli ordini esecutivi di Trump, “La conoscenza come resistenza: promuovere la salute globale in tempi difficili". Nell’editoriale di accompagnamento, la Direttrice esecutiva di JIAS, Marlène Bras ribadisce, a nome della redazione, l'impegno per la diffusione di ricerche basate sull’evidenza scientifica e incentrate sulla persona, indipendentemente dalle influenze politiche o ideologiche esterne: “Di fronte all'incertezza e alle avversità, il nostro impegno collettivo verso una scienza rigorosa, l'inclusività e la verità devono rimanere incrollabili” scrive Bras.

Inutili sono state, per ora, le proteste di Organizzazioni Non Governative e reti di realtà che operano nel campo dell’assistenza e dello sviluppo. In una lettera aperta, novantasei ONG della rete VOICE, tra queste Terres De Hommes e l’italiana CESVI, hanno chiesto ai leader dell’Unione Europea di assumere tutte le possibili iniziative contro la decisione di Trump, di aumentare i propri finanziamenti umanitari e di farsi  promotrice di un dialogo strategico globale per modellare un nuovo sistema umanitario . “La distribuzione di vaccini e trattamenti nutrizionali si è improvvisamente fermata –si legge nella lettera- cliniche e scuole hanno chiuso e l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è stato compromesso. Questo rappresenta un colpo drammatico per i 307,6 milioni di persone che, si prevede, necessiteranno di assistenza umanitaria e protezione urgente nel 2025″. Con la sospensione degli aiuti statunitensi è l’allarme delle ONG: “95 milioni di persone perderebbero l’accesso all’assistenza sanitaria di base e 23 milioni di bambini perderebbero l’accesso ai programmi educativi, aumentando i cicli di povertà –affermano ancora i firmatari- molte ONG locali, nazionali e di base, che costituiscono la spina dorsale delle risposte umanitarie, hanno già sospeso i programmi, licenziato il personale e molte rischiano la chiusura, compromettendo gravemente la loro capacità di rispondere ai bisogni urgenti delle comunità colpite”.

I tagli Usa si profilano disastrosi anche per quanto riguarda prevenzione, diagnosi e trattamento dell’HIV e rischiano di portare a un fallimento drammatico di tutti gli obiettivi ONU 2030 relativi alla salute globale.

Le ostilità l’amministrazione USA, le ha aperte lo scorso 27 febbraio quando, dopo la sospensione iniziale, ha comunicato a UNAIDS la risoluzione immediata di tutti gli accordi di sostegno al programma ONU che coordina la risposta globale all’HIV/AIDS. In una pagina web tutta dedicata all’impatto dei tagli dei finanziamenti USA, UNAIDS parla di una decisione che stravolge l'intera risposta all'HIV, compresa la continuità dei servizi salvavita per le persone affette da HIV, la società civile e i partner impegnati in cruciali programmi per il contenimento dell’infezione. Stima UNAIDS che, se il governo degli Stati Uniti non continuerà a finanziare la risposta all’HIV e se non verranno garantiti finanziamenti alternativi, entro la fine del 2029 si verificheranno altre 350mila nuove infezioni tra i bambini, 8,7 nuove infezioni in più negli adulti, 6,3 milioni di decessi correlati all’AIDS e ci saranno altri 3,4 milioni di orfani a causa dell’AIDS.

Gli ultimi aggiornamenti relativi alla decisione del Dipartimento di Stato USA lasciano comunque pensare che i programmi del PEPFAR, come si legge più avanti, saranno tra i pochi che potranno essere ripresi dopo la sospensione iniziale ma solo quelli considerati strettamente salvavita. In attesa di ulteriori dettagli, tuttavia, la situazione resta sull’orlo della catastrofe.

Ha fatto sentire la propria voce anche la Global HIV Prevention Coalition, una coalizione globale di Stati membri delle Nazioni Unite, donatori, organizzazioni della società civile, nata nel 2017 per supportare e accelerare gli sforzi globali per la prevenzione dell'HIV anche tramite programmi per l’implementazione della PrEP, la Profilassi pre-Esposizione. Tra i membri figurano trentotto dei paesi con il più alto tasso di HIV, co-sponsor di UNAIDS. 

La decisione degli Stati Uniti –denuncia GPC- ha gettato nel caos i progressi nella prevenzione globale dell’HIV. I programmi di prevenzione e trattamento forniti dagli Stati Uniti negli ultimi vent’anni sono stati altamente efficaci. Nel solo 2024 hanno fornito servizi di testing a 83,8 milioni di persone in 55 paesi, hanno raggiunto con programmi di prevenzione 2,3 milioni di ragazze adolescenti e giovani donne ed erogato servizi per la PrEP a 2,5 milioni di persone”. La Global Coalition segnala, inoltre, quali progressi potrebbe conseguire sul fronte della prevenzione, lo sviluppo di programmi in paesi con sistema sanitari deboli, con Lenacapavir, un farmaco iniettabile sviluppato negli USA, che, somministrato due volte l’anno, ha un’efficacia preventiva del 95%. La Global HIV Prevention Coalition esorta per questo il governo degli Stati Uniti a cogliere questo momento cruciale e a contribuire a rendere questo medicinale rivoluzionario disponibile e accessibile a chiunque abbia bisogno di prevenzione dell'HIV. Al momento, tuttavia, questa grandiosa opportunità verso la sconfitta dell’HIV/AIDS non appare più possibile.

Il PEPFAR

Come ricorda UNAIDS, per oltre vent’anni, il PEPFAR, President's Emergency Plan for AIDS Relief, il piano di aiuti per il contrasto all’AIDS, finanziato direttamente dalla Presidenza degli Stati Uniti, è stato leader nella risposta globale all'HIV, salvando più di ventisei milioni di vite e scongiurando che, quasi 5 milioni di bambini, contraessero l'HIV. Attivo in cinquantacinque paesi, principalmente in Africa, fino al dicembre 2024, supportava più di venti milioni di persone con trattamenti antiretrovirali salvavita, tra cui circa 560.000 bambini di età compresa tra zero e quattordici anni. Dopo la sospensione di tutti i programmi di aiuti per l’estero, il Bureau of Global Health Security and Diplomacy (GHSD) del Dipartimento di Stato USA, che supervisiona il PEPFAR, ha disposto una deroga per le sole seguenti attività salvavita annunciato che potranno essere riprese al termine della sospensione di novanta giorni, in attesa di nuove linee guida:

  • Servizi salvavita di cura e trattamento dell'HIV, tra cui test e consulenza, prevenzione e trattamento delle infezioni opportunistiche, tra cui la tubercolosi, servizi di laboratorio e filiera di fornitura di materie prime/medicinali.
  • Servizi di prevenzione della trasmissione da madre a figlio, compresi prodotti/kit per i test, medicinali e PrEP per le donne incinte e che allattano.
  • Costi amministrativi strettamente necessari per erogare e supervisionare questa assistenza

Tutte le altre attività non coperte dalla deroga andranno, invece, sospese. Al momento, la distribuzione di farmaci e assistenza è comunque compromessa con rischi molteplici per la salute delle persone assistite come ben documentato da questo articolo di Diogene Notizie.

Leggi anche:

https://www.eatg.org/hiv-news/jias-response-to-us-policy-shifts/

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/usaid-tagli-al-92-per-cento

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/28/dramma-per-300-milioni-di-persone-la-lettera-ai-leader-europei-di-95-ong-dopo-lo-smantellamento-di-usaid/7895339/

https://www.fortuneita.com/2025/02/27/trump-vs-usaid-ai-dipendenti-solo-15-minuti-per-svuotare-gli-uffici/

https://www.scienzainrete.it/articolo/trump-attacco-alla-scienza-o-alla-libert%C3%A0/eva-benelli/2025-02-28

https://www.wired.com/story/lenacapavir-usaid-hiv-aids-funding-cuts/

 

 

Pin It