Appello OMS sul Covid: “Non concediamo al virus un altro giro di corsa. Right2 cure: "Vaccini per tutti”. Speranze dal Cobervax senza brevetto.

Covid 19La corsa del Corononavirus sembra rallentare in Europa occidentale ma in altre parti del mondo prosegue. Nella penultima settimana di gennaio nel mondo sono stati segnalati cento casi ogni tre secondi e un decesso ogni dodici, pari a oltre 50mila morti in soli sette giorni.

Secondo i dati resi noti alla fine dello scorso mese dal Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros,il bilancio complessivo di due anni di pandemia si porta così a quasi 350 milioni di casi segnalati e a circa 5,5 milioni di morti. Sebbene Omicron sembri causare esiti meno gravi rispetto a Delta, il numero dei ricoveri si conferma molto alto, proprio a causa dell’enorme numero di infezioni complessive che, peraltro si sono sommate a quelle prodotte da Delta. “Come previsto –ha detto il Direttore regionale dell'OMS per l'Europa Hans Kluge - la maggior parte delle persone che necessitano di terapia intensiva in tutta la regione non è vaccinata. Di contro, la protezione dei vaccini da esiti gravi del COVID si conferma, alta. Secondo stime dell'OMS/Europa e del Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC), le inoculazioni contro il COVID-19, solo lo scorso anno, hanno salvato la vita a quasi 470mila persone di età pari o superiore ai 60 anni in trentatré paesi della regione. La stima non comprende le vite salvate vaccinando persone sotto i 60 anni, né le vite salvate dall'effetto indiretto della vaccinazione a causa di una riduzione della trasmissione.

Tornando ai dati globali, i vertici dell’OMS hanno sottolineato i numeri su decessi e contagi siano certamente sottostimati e come sia rischioso presumere che Omicron possa essere l’ultima variante o che sia giunti alla stretta finale della pandemia: “Non solo il Coronavirus continuerà a condizionare anche il prossimo futuro -ha avvertito Tedros- ma le condizioni globali restano ideali per far emergere nuove varianti”. Il numero uno dell’OMS non ha risparmiato critiche agli Stati membri sulla gestione della pandemia lanciando un appello affinché “siano assunte tutte le iniziative necessarie ad impedire che ulteriori future minacce alla salute possano prendere piede causando altre pesanti ripercussioni su sistemi sanitari, economie, società di tutto il mondo”. La raccomandazione è, dunque, quella di attrezzarsi a prevenire le malattie affrontandone le cause profonde e garantendo una migliore assistenza di base per tutti. “La pandemia da COVID non è finita ma la necessaria convivenza con il virus non può rendere accettabili 50mila decessi in una settimana - è stato il monito di Tedros- erano necessari test e sequenziamento del virus molto migliori per tracciare da vicino il virus e monitorare l'emergere di nuove varianti" ha spiegato Tedros, secondo il quale, per l’immediato futuro, andrà implementata anche una migliore gestione delle malattie respiratorie acute, attraverso una piattaforma internazionale"sostenuta e integrata”.

Dai vertici OMS non poteva mancare, naturalmente, anche un forte richiamo sui vaccini e sui target necessari a porre fine alla fase acuta della pandemia. Ciascun paese è chiamato a vaccinare entro la metà del 2022 almeno il 70% della propria popolazione ma ben ottantasei paesi di tutto il mondo non sono riusciti nemmeno a raggiungere l’obiettivo dello scorso anno che era del 40%. Più di trenta paesi –principalmente in Africa e nel Mediterraneo orientale- non hanno vaccinato nemmeno il 10% della popolazione e, sempre in Africa, ben l’85% delle persone non ha ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino. L’indice è puntato, ancora una volta, contro l’impossibilità di un accesso equo ai vaccini ma anche a diagnostica, ossigeno, anti-virali.

Il nodo resta quello di una sospensione dei diritti sui brevetti farmaceutici, brevetti che gravano sui costi di vaccini, farmaci e tecnologie anti-COVID impedendone l’accesso e la produzione ai paesi a medio e basso reddito. Da oltre un anno il WTO rimanda una decisione in merito a causa della resistenza di un pugno di paesi decisi a difendere i diritti di Big Pharma. Tra questi Svizzera, Gran Bretagna e, soprattutto, l’Unione europea con Germania, Francia e Italia in prima fila. La campagna europea Right2 cure, cui aderisce anche LILA, che si batte da tempo per una moratoria sui brevetti, torna a chiedere che il Consiglio Generale del WTO si riunisca d’urgenza per deliberare la sospensione dei diritti di brevetto, unica strada per permettere un’ampia campagna di vaccinazione globale che contrasti l’arrivo continuo di nuove varianti del virus. Per Right2 cure è inoltre necessario spingere al massimo sulla raccolta firme a sostegno dell’ICE, l’iniziativa dei cittadini europei, strumento istituzionale di democrazia diretta, che può vincolare la Commissione Europea ad un radicale cambio di marcia: “Ogni ulteriore ritardo da parte UE, rimasta pressoché isolata a livello mondiale nella difesa degli interessi di Big Pharma, è una grave responsabilitàha detto Vittorio Agnoletto, portavoce della rate italiana di Right2cure- ma noi non ci arrendiamo e continuiamo, più forti che mai, la nostra battaglia anche attraverso la raccolta di firme sul sito https://noprofitonpandemic.eu/it.”

Secondo Right2 cure un passo in avanti importante per uscire dalla pandemia, ma anche per spezzare il dominio assoluto di Big Pharma, potrebbe essere lo sviluppo del vaccino COBERVAX messo a punto dalla dottoressa Maria Elena Bottazzi, condirettrice del Centro per lo Sviluppo di Vaccini del Texas Children’s Hospital e Baylor College of Medicine e offerto gratuitamente, senza brevetto a tutto il mondo. Il vaccino sviluppato dalla scienziata di origine italiana e cittadina honduregna, assieme alla sua equipe, si basa su un processo simile a quello impiegato per realizzare il vaccino ricombinante contro l’epatite B ed è risultato efficace contro le variante Alfa, Beta, Delta mentre si stanno completando i test per Omicron. Eppure, per ora nessun partner si è fatto avanti né in Europa né negli Stati Uniti: “ E' un fatto gravissimo - ha detto Vittorio Agnoletto- abbiamo un vaccino promettente, con una forte protezione anche per la trasmissione del virus, con un costo di produzione bassissimo di appena 1,5 euro a dose; ma evidentemente qui il mercato è appaltato alle multinazionali del farmaco, a cui sono asservite le scelte della UE e che ci inchiodano a pagare costi abnormi”. Intanto ad approvare l’uso in emergenza di COBERVAX è stata l’India, il paese che con il Sudafrica sollecita da oltre un anno la moratoria sui brevetti , richiesta cui si sono uniti altre cento paesi e numerosi organismi internazionali. Altrettanto si apprestano a fare Botswana, Indonesia e Bangladesh.

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