Ad oggi non ci sono molti dati disponibili o informazioni precise sull’interrelazione tra HIV e COVID-19; Il coronavirus che si va diffondendo in Italia e nel mondo è, infatti, troppo recente per disporre di una sufficiente letteratura scientifica. Delle prime indicazioni, comunque, ci sono. Si tratta di informazioni di carattere sanitario ma non solo. In molti centri, a causa dell'epidemia, è in corso,infatti, una riorganizzazione dei servizi per l'HIV.
Lo scorso febbraio il NIAID, l'Istituto Nazionale statunitense di allergie e malattie infettive, ha deciso di interrompere la somministrazione di una vaccinazione sperimentale per la prevenzione dell’HIV prevista da un suo studio clinico, l’HVTN 702, che aveva suscitato grandi speranze.
Nella regione europea dell’OMS oltre la metà delle nuove diagnosi riguardanti le donne, avviene con grande ritardo rispetto al momento dell’infezione, spesso quando cominciano a comparire i primi sintomi di AIDS o pre-AIDS. E’ quanto emerge dai dati presentati lo scorso novembre da ECDC, il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dall’Ufficio regionale dell’OMS, l’organizzazione Mondiale della Sanità.
In occasione dell’annuale World Economic Forum svoltosi a Davos lo scorso gennaio, UNAIDS ha rivolto un duro richiamo ai governi affinché sia rapidamente colmata la carenza di risorse pubbliche per la salute. Per farlo servono politiche fiscali progressive, scelte che mettano al riparo i diritti delle persone dal crescente impatto del debito nazionale sulla spesa pubblica e una serrata lotta alle discriminazioni.
Le terapie ART, antiretrovirali, ricostituiscono con grande efficacia il sistema immunitario delle persone con HIV ma la “memoria” delle vaccinazioni ricevute prima dell’infezione, nonché la naturale immunizzazione infantile che si acquisisce reagendo ai virus, non sembrano poter essere pienamente ripristinate nelle persone che assumono questi trattamenti.
Il virus dell’Herpes Simplex di tipo 2, HSV-2, è un fattore determinante per la diffusione dell’infezione da HIV per via sessuale . A confermare, da tempo, questa stretta correlazione, sono numerose, dettagliate, ricerche.
Quali sono i livelli di conoscenza, implementazione e ricerca sviluppati dalla regione europea dell’OMS rispetto alla PrEP, la Profilassi Pre-esposizione, volta a prevenire l’infezione da HIV? A rispondere è un documento redatto da ECDC (centro Europeo per il controllo delle malattie), nell’ambito del monitoraggio biennale sull’attuazione della dichiarazione di Dublino del 2004, pubblicato lo scorso novembre.
Lo scorso 18 dicembre Governo e Regioni hanno finalmente approvato il patto per la salute 2019-2021, un via libera che arriva con un anno di ritardo e al termine di un lungo braccio di ferro tra Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero della Salute ed Enti Regionali.
In occasione dello scorso primo dicembre è salito a cinque il numero delle città italiane che hanno scelto di aderire alla rete delle “Fast-track-city”, una coalizione che raccoglie circa 300 città di tutto il mondo, le cui amministrazioni si impegnano a favorire il raggiungimento degli obiettivi ONU per la sconfitta dell’AIDS entro il 2030.
UNAIDS ha deciso di dedicare il prossimo primo dicembre, giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, (World AIDS Day) al ruolo cruciale svolto dalle community nella risposta all’AIDS e nella difesa dei diritti delle persone che convivono con il virus. “Communities make the difference” è lo slogan scelto quest’anno dal programma ONU per la lotta all’AIDS.
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