Io arrivo in LILA Milano un tot di tempo fa: nel 2003 inizio il corso di formazione per i nuovi volontari. Il Massi apriva il corso. Non è stata in assoluto la prima persona LILA che ho incontrato ma è stato lui che mi ha catapultato, in pochi minuti, dentro il mondo LILA, agganciando il mio interesse e la mia curiosità. Ricordo ancora il suo sguardo, i suoi occhi blu: limpidi, onesti, veri. Ricordo il suo modo di rivolgersi a noi, semplice e diretto, ma nello stesso tempo autorevole, di chi sa bene di cosa parla e di chi si muove in “casa”, con agio ma con garbo e attenzione nei confronti di chi, in quella casa, ci stava mettendo i piedi per la prima volta. Ricordo il breve racconto del suo percorso di vita che lo ha portato a incontrare LILA Milano per poi diventare nel tempo una delle sue colonne portanti, e ricordo quanto ho trovato affascinante la semplicità ma nello stesso tempo intensità con cui condivideva momenti significativi della sua vita e strettamente intrecciati al suo essere approdato in LILA. E anche se ho una profonda stima della professionalità di Massimo, in queste settimane il suo ricordo è stato per me associato a tante piccole piccolissime cose, apparentemente banali e che con il nostro lavoro insieme c’entrano solo marginalmente.
Io e Massi al bar che beviamo un caffè: e lui che mi dice che quello zucchero integrale che gli chiedo di passarmi è finto. “Guarda”– mi dice - e sgretola i chicchi di zucchero tra le dita mostrandomi come da marrone torna a essere bianco o giù di lì. Da allora, al bar, uso sempre lo zucchero bianco.
Quel modo che aveva di trovare buffi e improbabili appellativi per alcune persone, che mi facevano ridere tantissimo. E che trovavo, seppure mai cattivi o giudicanti, tantissimo comici e azzeccati e capaci di cogliere, in un attimo, un tratto assolutamente distintivo di quella persona.
Massi mi ha fatto scoprire l’esistenza del sedano rapa: non sapevo cosa fosse, mi è piaciuto, e mi ha pure detto che fa tanto bene (sapevatelo anche voi)!.
Massi che a fine giornata si affaccia alla porta del mio ufficio, nei primi periodi che lavoravo in LILA: “È tardi, Brì, vai a casa”, e me lo dice in quel suo modo gentile, che si prende cura, senza essere invadente.
O ancora, i tanti momenti in questi anni in cui ho intercettato situazioni o persone che non riuscivo a comprendere o che mi mandavano in tilt. Sapevo che in quei casi era utile parlare col Massi per chiedergli cosa ne pensava: la sua capacità di ridimensionare, mettere a fuoco, semplificare, mi ha aiutato non so quante volte a far rientrare l’ansia e a sentirmi di nuovo nelle condizioni di sapere e potere gestire quel momento.
E poi le tante le occasioni che mi vengono alla mente in cui abbiamo condotto insieme degli interventi, più o meno formali, più o meno legnosi e istituzionali: era bello lavorare insieme, scambiarci i turni di parola. Spesso, guardarci intorno, magari un po’ perplessi e, senza dire nulla, scambiarci uno sguardo complice.
Oppure quando il Massi arrivava da Roma per stare qualche giorno in sede, qui a Milano. E veniva nel mio ufficio, si sedeva e mi chiedeva “Brì, come va? E Mauro e Matteo?” e io chiedevo a lui come stessero Patra e Mirta, e così ce la raccontavamo un po’. Specie quando Mirta e Matteo erano ancora piccoli, è capitato spesso che mi chiedesse “Ma anche Matteo da piccolo faceva così?”, “Diceva così?”. Smortacciavamo per l’ennesima influenza dei bambini e ridevamo insieme raccontandoci a vicenda gli strafalcioni grammaticali delle prime parole, le prime verifiche a scuola o le nuove assurde passioni di gioco, sport, collezionismo, abbigliamento di Mirta e Matteo.
Ho pensato a lungo se e cosa avrei potuto dire oggi. Tutto troppo banale o troppo retorico o triste o riduttivo. Niente di adeguato. Del ruolo di Massimo come attivista e come persona impegnata, professionalmente e umanamente, nel mondo istituzionale e non dell’HIV, è stato detto tanto. E probabilmente ci sarebbe altrettanto e ancora di più da dire. Anche da parte mia.
Ma a me sono venute in mente piccole piccolissime cose. Come delle istantanee di tanti brevi momenti di vita insieme che, se le penso, il Massi è come se fosse ancora qui, con me. E quindi va bene così.
Brì